La difesa personale istintiva è inserita dal 2013 tra le discipline della Federazione Italiana Krav Maga, la prima associazione ad aver introdotto l’autodifesa israeliana in Italia.

Questo perché il krav maga è probabilmente la difesa personale che più si avvicina al Wilding. Le somiglianze e le differenze tra queste due forme di difesa personale, entrambe molto efficaci, sono tante. Vediamole insieme.

Krav maga e autodifesa istintiva

Le somiglianze

  • Non sono arti marziali tradizionali
  • Si basano sulla realtà della strada
  • Sono immediate e non convenzionali
  • Sono adatte anche a donne e a persone non dotate fisicamente
  • Non essendo legate alla tradizione, sono in continua evoluzione

Le differenze

  • L’autodifesa istintiva accentua l’aspetto psicologico rispetto a quello fisico

  • L’autodifesa istintiva è realmente adatta a tutti: donne, bambini, anziani, disabili e persone con handicap fisici

  • La difesa personale istintiva accentua il realismo: si pratica indossando i vestiti di tutti i giorni;

  • L’autodifesa istintiva non prevede mosse da memorizzare, bensì principi da interiorizzare;

  • L’autodifesa istintiva ha una didattica diversa da quella della difesa personale classica: niente lezioni bisettimanali, bensì un ciclo completo di 7 lezioni annuali.

Il krav maga è sicuramente una difesa personale efficace: lo stesso Mario Furlan è istruttore della disciplina, certificato dalla Federazione Italiana Krav Maga.

Ma l’autodifesa istintiva è diversa: meno basata su schemi didattici prestabiliti, e più affidata al saper affrontare, con le armi della psicologia prima ancora che con quelle del corpo, l’imprevedibilità delle situazioni, e al risveglio del proprio istinto di sopravvivenza.

“Alcuni dei miei migliori allievi e coach, a cominciare dal mio primo Master Coach, Marco Dello Stritto di Torino, militare che ha combattuto in Afghanistan, vengono proprio dal krav maga” dice Furlan, che si dichiara “un grande sostenitore della bontà di questa disciplina: è una difesa personale valida, di cui non posso che parlare bene”.